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Posted by ricardo marcenaro | Posted in | Posted on 23:10


ELEGIA DEL SILENZIO

Silenzio, dove porti
il tuo vetro appannato
di sorrisi, di parole
e di pianti dell'albero?
Come pulisci, silenzio,
la rugiada del canto
e le macchie sonore
che i mari lontani
lasciano sul bianco
sereno del tuo velo?
Chi chiude le tue ferite
quando sopra i campi
qualche vecchia noria
pianta il suo lento dardo
sul tuo vetro immenso?
Dove vai se al tramonto

ti feriscono le campane
e spezzano il tuo riposo
gli sciami delle strofe
e il gran rumore dorato
che cade sopra i monti
azzurri singhiozzando?

L'aria dell'inverno
spezza il tuo azzurro
e taglia le tue foreste
il lamento muto
di qualche fonte fredda.

Dove posi le mani,
la spina del riso
o il bruciante fendente
della passione trovi.

Se vai agli astri
il solenne concerto
degli uccelli azzurri
rompe il grande equilibrio
del tuo segreto pensiero.

Fuggendo il suono
sei anche tu suono,
spettro d'armonia,
fumo di grido e di canto.
Vieni a dirci
la parola infinita
nelle notti oscure
senza alito, senza labbra.

Trafitto da stelle
e maturo di musica,
dove porti, silenzio,
il tuo dolore extraumano,
dolor di esser prigioniero
nella ragnatela melodica,
cieco per sempre
il tuo sacro fonte?
Oggi le tue onde trascinano
con torbidi pensieri
la cenere sonora
e il dolore del passato.
Gli echi dei gridi
che svanirono per sempre.
Il tuono remoto
del mare, mummificato.

Se Geova dorme
sali al trono splendente,
spezzagli in fronte
una stella spenta
e lascia davvero
la musica eterna,
l'armonia sonora
di luce, e intanto
torna alla tua fonte,
dove nella notte eterna,
prima di Dio e del tempo
sgorgavi in pace.

Luglio 1920


BALLATA DI UN GIORNO DI LUGLIO

Campani d'argento
portano i buoi.
Dove vai, bambina
di sole e di neve?

Vado per margherite
sul prato verde.

Il prato è molto lontano
e hai paura.

Né l'airone né l'ombra
teme il mio amore.

Teme il sole, bambina,
di sole e di neve.

Se ne andò dai miei capelli
ormai per sempre,

Chi sei, bianca bambina?
Di dove vieni?

Vengo dagli amori
e dalle fonti.

Campani d'argento
portano i buoi.

Che cos'hai in bocca
che prende fuoco?

La stella del mio amore
che vive e muore.

Che cosa porti nel cuore
così leggero e fine?

La spada del mio amore
che vive e muore.

Che cos'hai negli occhi,
nero e solenne?

I miei tristi pensieri
che mi feriscono.

Perché porti un mantello
nero di morte?
Ahi, sono la vedovella
triste e senza beni,

del conte dell'Alloro
degli Allori!

Chi cerchi qui,
se non ami nessuno?

Cerco il corpo del conte
degli Allori.

Tu cerchi l'amore,
vedovella perfida?
Tu cerchi un amore
che forse trovi.

Stelle del cielo
sono i miei desideri,
dove troverò il mio amante
che vive e muore?

È morto nell'acqua,
bambina di neve,
coperto di nostalgie
e di garofani.

Ah, cavaliere errante
dei cipressi,
una notte di luna
la mia anima t'offre.

Ah Isis sognatrice.
Bambina senza miele,
tu che in bocca di bambini
versi il racconto.
T'offro il mio cuore.
Cuore tenue,
ferito dagli occhi
delle donne.

Cavaliere galante,
resti con Dio.
Vado a cercare il conte
degli Allori.

Addio, signorina,
rosa dormiente
tu vai per amore
e io alla morte.

Campani d'argento
portano i buoi.

Il mio cuore sanguina
come una fonte.

Luglio 1919


IN MEMORIAM

Dolce pioppo,
dolce pioppo,
sei diventato
d'oro.
Ieri eri verde,
un verde folle
di uccelli
gloriosi.
Oggi sei abbattuto
sotto il cielo d'agosto
come me sotto il cielo
del mio spirito rosso.
La fragranza prigioniera
del tuo tronco
toccherà il mio cuore
pietoso.
Ruvido avo del prato!
Noi
siamo diventati
d'oro.

Agosto 1920




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