Poesia: Federico Garcia Lorca in italiano - Cicala - Ballata Triste. Piccola Poesia - Mattino - 6 Fotos (con Dalí incluso) Links

Posted by ricardo marcenaro | Posted in | Posted on 9:01





CICALA!
A Maria Luisa

Cicala!
Beata te,
che sopra il letto di terra
muori ubriaca di luce.

Tu sai delle campagne
il segreto di vita,
e il racconto della vecchia fata
che nascere sentiva l'erba
rimane nascosto in te.

Cicala!
Beata te,
che muori sotto il sangue
di un cuore azzurro.
La luce è Dio che scende,
e il sole
breccia per dove filtra.

Cicala!
Beata te,
che senti nell'agonia
tutto il peso dell'azzurro.

Tutto il vivo che passa
dalle porte della morte
va con la testa bassa
e un'aria bianca assonnata.
Con parola di pensiero.
Senza suoni... Tristemente,
coperto dal silenzio
ch'è il mantello della morte.

Ma tu cicala assorta,
piena di suoni, muori
e resti trasfigurata
in suono e luce celeste.

Cicala!
Beata te.
T'avvolge nel suo mantello
lo Spirito Santo stesso
ch'è luce.

Cicala!
Stella sonora
sopra i campi addormentati,,
vecchia amica delle rane
e dei grilli neri,
hai sepolcri d'oro
nei raggi vibranti
del sole che ti colpisce dolcemente
nel vigore dell'estate,
e il sole porta via la tua anima
per farla luce.

Il mio cuore diventi cicala
sopra i campi divini.
Muoia cantando lentamente
nel cielo azzurro ferito
e quando starà per spirare
la donna ch'io so
lo sparga con le sue mani
nella polvere.

E il mio sangue sopra la campagna
sia limo dolce e rosato
dove le zappe affondino
gli stanchi contadini.

Cicala!
Beata te!
che ti feriscono le invisibili spade
dell'azzurro.

Fuente Vaqueros, Granada, 3 agosto 1918








BALLATA TRISTE.
PICCOLA POESIA

Il mio cuore è una farfalla,
bambini buoni del prato!
che presa dal ragno grigio del tempo
ha il polline fatale della delusione.

Da piccolo cantai come voi,
bambini buoni del prato,
liberai il mio sparviere con le pericolose
quattro unghie da gatto.
Attraversai il giardino di Cartagena
invocando la verbena
e persi l'anello della mia felicità
su un ruscello immaginario.

Fui anche cavaliere
una sera fresca di maggio.
Allora ella era per me l'enigma,
stella azzurra sopra il mio cuore intatto.

Cavalcai lentamente verso i cieli.
Era una domenica di lupinello.
E vidi che invece di rose e garofani
ella spezzava gigli con le mani.

Sono sempre stato inquieto,
bambini buoni del prato,
il Lei del romance mi tuffava
in sogni di luce:
chi coglierà i garofani
e le rose di maggio?
E perché la vedranno solo i bambini
in groppa a Pegaso?
Sarà la stessa che nelle ballate
tristemente chiamiamo
stella, supplicandola di uscire
a ballare sui campi?...

Nell'aprile dell'infanzia cantavo,
bambini buoni del prato,
il Lei impenetrabile del romance
dove appare Pegaso.
Dicevo nelle notti la tristezza
dei mio amore ignorato
e la luna lunera, che sorriso
aveva tra le labbra.
Chi sarà a cogliere i garofani
e le rose di maggio?
E di quella piccolina così bella,
che sua madre ha sposato,
in quale angolo buio di cimitero
dormirà il suo dolore?

Io solo col mio amore sconosciuto
senza cuore, senza pianti,
verso il tetto impossibile dei cieli
appoggiato a un grande sole,

Come mi pesa tanta tristezza!
Bambini buoni del prato,
come il cuore ricorda dolcemente
i giorni lontani...
Chi sarà a cogliere i garofani
e le rose di maggio?

Granada, aprile 1918






MATTINO
A Fernando Marchesi

E la canzone dell'acqua
è una cosa eterna.

È la linfa profonda
che fa maturare i campi.
È sangue di poeti
che lasciarono smarrire
le loro anime nei sentieri
della Natura.

Che armonie spande
sgorgando dalla roccia!
Si abbandona agli uomini
con le sue dolci cadenze.

Il mattino è chiaro.
I focolari fumano
e i fumi sono braccia
che alzano la nebbia.

Ascoltate i romances
dell'acqua tra i pioppi.
Sono uccelli senz'ala
sperduti nell'erba!

Gli alberi che cantano
si spezzano e seccano.
E diventano pianure
le montagne serene.
Ma la canzone dell'acqua
è una cosa eterna.

Luce fatta canto
di illusioni romantiche.
Essa è dolce e sicura
piena di cielo e tranquilla.
È nebbia ed è rosa
dell'eterno mattino.
Miele di luna che cola
da stelle sepolte.
Che cos'è il santo battesimo
se non Dio fatto acqua
che ci unge la fronte
col suo sangue di grazia?
Non per nulla Gesucristo
si è confermato in essa.

Non per nulla le stelle
riposano sulle sue onde.
Non per nulla madre Venere
è nata nel suo seno,
e beviamo amore d'amore
quando beviamo acqua.
E l'amore che corre
pacifico e divino,
è la vita del mondo,
la storia della sua anima.

Essa porta segreti
delle bocche umane,
poiché tutti la baciamo
spegnendoci la sete.
È un'arca di baci
di bocche chiuse,
eterna prigioniera,
sorella del cuore.
Cristo ha detto:
«Confessatevi all'acqua,
di tutti i dolori
di tutte le infamie.
A chi meglio di lei, fratelli,
confidare le nostre ansie,
a lei che sale al cielo
in bianche fasce?»

Non c'è stato perfetto
come bere acqua,
ritorniamo bambini
e piú buoni: e passano
le nostre pene vestite
con ghirlande rosate.
E gli occhi si perdono
in regioni dorate.

O fortuna divina
da nessuno ignorata!
Acqua dolce in cui tanti
lo spirito lavano,
non c'è nulla di simile
alle tue sante sponde
se una tristezza profonda
ci ha dato le sue ali.

Fuente Vaqueros, Granada, 7 agosto 1918


Salvador Dalí - Federico García Lorca - Pepín Bello


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Federico García Lorca - Salvador Dalí 




 





 


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